Assenteismo ingiustificato nella pubblica amministrazione

Tra le tante problematiche che affliggono la pubblica amministrazione, la più nota è soprattutto quella legata all’assenza ingiustificata dal posto di lavoro. E’ questo un problema annoso nel nostro Paese, a cui si è tentato di porre rimedio con dei sistemi di rilevazione degli accessi (lettore badge, timbracartellino), non sufficienti, però, a limitare le notizie di cronaca che testimoniano i vari escamotage di alcuni dipendenti poco volenterosi atti a evitare la giornata di lavoro.

Una manciata di casi eclatanti degni di nota sono accaduti solo nell’ultimo mese, dove è avvenuto anche, per la prima volta, il primo licenziamento per la norma anti fannulloni, definizione gergale del Decreto Brunetta di riforma del Pubblico Impiego (d. lgs. nr. 165/01) da applicare in caso di “falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustificazione dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia. In questo caso il licenziamento è senza preavviso” (art. 55-quater).

Il detentore di questo poco edificante primato è Giorgio Barzoi, primario di anestesia e rianimazione dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, che è stato condannato a 1 anno e quattro mesi di carcere oltre a un risarcimento di trentamila euro ai danni dell’ospedale. Ci si aspetta un’ulteriore ammenda da quantificarsi in tribunale. L’ormai ex primario, infatti, aveva lasciato il suo cartellino ad una sua collega che ogni mattina lo timbrava (per il seguente motivo  è stata anch’essa condannata a 8 mesi di reclusione) sfuggendo così ad ogni sistema di rilevazione presenze.

Non è assolutamente l’unico caso di assenteismo ingiustificato nella pubblica amministrazione. Uno dei tanti esempi ci viene dalla tranquilla San Marino, dove un dipendente pubblico, alla stregua del primario milanese, aggirava il sistema di rilevazione presenza dando il suo badge aziendale ai colleghi che provvedevano a registrarne ingresso e uscita per lui. Ma la furbata ha avuto vita breve: ora il dipendente è indagato per truffa aggravata ai danni dello Stato.

Stessa accusa che ha ricevuto, assieme al falso ideologico in atti pubblici, un dipendente del comune di Belluno che avrebbe dovuto occuparsi della pulizia dei parchi e dei giardini. Oltre all’assenza sistematica dal posto di lavoro, l’uomo ha usufruito anche di due mesi di permessi retribuiti per assistere la madre invalida che, tuttavia, ha dichiarato di non vederlo da anni.

L’impiegato, infatti, per mesi si registrava col timbracartellino per poi tornare a casa o, peggio ancora, per violare la legge. In un’occasione, infatti, durante il pedinamento dei carabinieri che hanno indagato sulle violazioni del dipendente, hanno colto il suddetto a rompere il vetro di una finestra di un’ex scuola per entrarvi. Ma ora i giorni di ferie pagate sono finite, e l’uomo sarà chiamato a pagare per i suoi errori.

Questi tre casi testimoniano quanto sia difficile regolamentare la rilevazione delle presenze e il controllo degli accessi, al fine di evitare situazioni simili.

A tal proposito, tra le aziende leader in Italia, vi è la società di Novara Cerriana SPA, che offre ai propri clienti un’ampia gamma di tornelli, timbracartellini e l’innovativo lettore RFID di prossimità per il controllo presenze, che elimina i cartellini, sostituiti da badge e TAG personali. A passi svelti verso il futuro.